“Praterie e arativi sono coperti di filari di alberi che sostengono festoni di vite ma da lontano li si direbbe sempre dei boschi”. Così parla della bassa pianura A. Young un agronomo-viaggiatore inglese nel 1789. Nel tempo la distinzione tra colto e incolto è più netta, il maggese (terra coltivabile lasciata a riposo) diminuisce progressivamente e si tentano nuove colture come il mais; migliorano anche la tecnica e gli attrezzi per il lavoro della terra.La rivoluzione agraria della fine del 1700 segna una svolta per il paesaggio agrario; la terra è meglio sfruttata e il suo volto cambia, si avvicina al paesaggio di pianura della Bassa attuale. L’agricoltura subisce una grande trasformazione con profondi cambiamenti nella vita rurale; la produzione aumenta e arriva a soddisfare le maggiori richieste alimentari di una popolazione in continuo aumento. La strada di grande viabilità da Parma al Po è segnata definitivamente e il territorio è percorso dalla microviabilità delle strade di campagna, vicinali e sugli argini come percorsi di crinale in pianura: i canali, dal Galasso al Naviglio nella rete dei corsi d’acqua verso il Po – in primis la Parma che taglia in due Colorno – hanno raggiunto un loro assetto ed è divenuto un carattere stabile del paesaggio. La particolarità dell’abitare il territorio qui è costituito dalla piccola azienda agricola. C’è qualche Corte (la grande azienda terriera con vaste proprietà) ma è solo un richiamo alla normalità che è di là dal Po, nel cremonese, dove sorge la grande cascina. Il piccolo fondo magari affittato o in mezzadria mantiene una stalla e una piccola porcilaia: i campi sono nastri rettangolari e tra le colture granarie e foraggere s’installa massicciamente la vite con alberi a cui è “maritata” appunto la vite nel sistema ben noto della “piantata padana”. L’albero è soprattutto l’olmo che deve sostenere la vite, diffondere poca ombra per non limitare la resa del seminativo e si può potare sino al tronco; verso il Po man mano che la zona è più umida compare il salice. È in questo reticolo di strade vicinali tra piccole aziende con stalla che immaginiamo la raccolta/consegna giornaliera del latte per la produzione del formaggio grana. La sua “fabbrica” – il caseificio – è una sorta di piccolo santuario di forma quadrata o ottagonale, punto di riferimento del “pellegrinaggio” sulla via del latte. L’evoluzione del paesaggio in questo territorio irriguo parmense è frutto anche della storia politica dei luoghi. Il potere era vicino – il Ducato di Parma era un piccolo regno – e il dialogo fu meno duro di quello del contadino/bracciante con la grande azienda capitalista della vicina Lombardia.2 giugno 1884: viene inaugurata la ferrovia Parma – Colorno che nell’ottobre proseguirà sino a Casalmaggiore con il ponte di attraversamento del Po, mentre nel 1865 è aperta la prima circonvallazione del centro abitato e nel 1863 è gettato in modo duraturo un ponte di barche sul fiume più a valle di Sacca, che per secoli era stato il Porto di Colorno e ora perde la sua importanza per i collegamenti con la Lombardia. Nasce con queste realizzazioni il modo di abitare il territorio del nostro sguardo moderno segnato dalla meccanizzazione. Per il paesaggio agrario tutto ciò ha significato la perdita della disseminazione puntiforme di centri di attrattiva – le molte case coloniche e i piccoli nuclei con bacini di vita specifici – come l’assalto della coltura estensiva che sempre più ha eliminato le barriere e i confini tra campo e campo, tra campo e vite, tra possedimento e possedimento. Dov’è più la vite maritata? Sulla golena, che ora è contenuta da sbarramenti sino all’argine maestro, il viaggiatore passa con uno sguardo dall’alto che, come ogni sguardo lontano, perde il dettaglio del senso del luogo.

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